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Mi chiamo Silvia
Cosimini e sono nata a Montecatini Terme il 9 giugno 1966.
Da quella data in poi ho attraversato un periodo freak, uno punk, uno
dark e uno naif; poi sono entrata nella fase medievista e sono partita
per il trip celtico, che a sua volta ha innescato quello nordico,
durante il quale ho capito che da grande volevo fare la Fernanda Pivano
islandese. Mi sono specializzata nel farmi mandare in giro per il mondo
a spese dello stato, italiano e non. Sono seguiti anni
minimal-postmoderni e anni multietnici, finché non ho trovato l’amore –
quello vero! – che si chiama
Stefano e mi sono fermata con lui a
Mantova, dove trascorriamo periodi da formica a costruire una casa e
periodi da cicala coi bagagli in mano. Stefano dice che l’unica cosa che
lo spaventa davvero di me è che mi piacciono i film di Peter Greenaway.
Insieme abbiamo adottato a distanza Farser, un bambino keniota e qualche
anno dopo è nata la
Matilde, che ha il travel bug nel dna
ed è senz’altro la cosa più bella che io abbia mai fatto nella vita.
La vita mi ha riservato tre profonde delusioni: scoprire che Omero
probabilmente non era mai esistito, che i tappeti non volavano e che
gran parte dei libri che leggevo non erano stati scritti originariamente
in italiano.
Due i sogni di cosa fare da grande: abitare in una casa di campagna e
sposare un ambasciatore. Non ho fatto né l’una né l’altra, ma sono
felice lo stesso. Se la felicità è di questo mondo.
Ho vissuto per anni nella convinzione di essere un bluff e che prima o
poi il velo si sarebbe squarciato, ma dato che finora non è mai successo
niente del genere...
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