silvia cosimini

 

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la voce muta

lavoro nella mia stanzetta che sembra una cella monacale se non fosse per il caos impenetrabile che vi regna,
ho una finestra che dà sui tetti del vicolo da dove ogni tanto qualche gatto mi guarda per qualche secondo
per poi voltare la testa, disinteressato.
Per me la traduzione è stratificazione. Una sorta di processo geologico, che ne condividerebbe anche
i tempi se non esistessero le scadenze editoriali. Se potessi rileggere decine di volte ogni mio prodotto,
sono sicura che apporterei dei cambiamenti a ogni lettura. Devo costringermi a consegnare alla scadenza,
ma consegno per noia e sfinimento, non tanto perché sono soddisfatta del mio lavoro al cento per cento.
Della traduzione apprezzo appunto la perfettibilità, che ogni volta mi fa sperare di produrre un libro migliore del precedente.
Apprezzo anche, e soprattutto, che mi conceda in dono di poter vivere tante vite quanti sono i libri che traduco.
Mi piace scovare dentro di me le voci di personaggi diversi, di situazioni diverse.
Mimesi, zelig, schizofrenia – non importa.

     
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ultimo aggiornamento: 28-10-08